Ora sei qui, viaggiatore.
Le paure e le attese che ti portano alle gioie sono finite.
La tua vita ha dispensato tutto ai tuoi occhi
e al tuo cuore.

 

D’ora in avanti l’ignoto avrà già mescolato, strappato
e gettato nel fuoco ardente
lo scudo che nell’animo ti protegge
forgiandoti di giorno in giorno.

Avrà soffiato nella tua immaginazione il vento eterno del caos
e rovesciato il tuo sapere nel buio
come il vento disperde le foglie nel mare.

 

Ma prima del tuo ingresso potrai scegliere di ricordare
oppure di dimenticare la tela della tua vita vissuta.
Lascio a te la decisione, che non sia stata solo un inganno e quindi dimenticarla?
Certo, scegliere di non ricordare più nulla sarebbe come rinascere.


federico aprile_dimora artica

federico aprile

FRATTAGLIA

 

Spinti dal desiderio di offrire alla realtà di Reggio Emilia la possibilità di partecipare ad un evento dedicato al linguaggio artistico contemporaneo, i tre artisti Federico Aprile, Giacomo Giannantonio e Matteo Messori espongono le proprie opere in uno spazio sfitto nel centro della città. 

 

Le vetrine illuminate suggeriscono la presenza di nuovi ospiti, che si impadroniscono di questo luogo senza interruzione: nell’oscurità della notte materiali ibridi riverberano l’illuminazione artificiale dei led e palesano le loro alterità con la luce del giorno. 

Abitanti ignoti invadono le superfici della stanza provocando un’immediata sensazione di turbamento, provocata soprattutto dalla visione di corpi snaturati, ridotti a frammenti. 

Come in una sorta di laboratorio di sperimentazione, FRATTAGLIA sviscera la materia riportandola ai suoi tre stati originari: aeriforme all’ingresso, liquido al centro ed infine solido. 

 

Matteo Messori attua un’azione di riduzione, tentando di sottrarre peso alla forma, liberando il corpo dalla sua sostanza. Formastante preserva ancora una struttura, ma appare precaria e destinata a dissolversi lasciando come ultima traccia il proprio respiro. Antiforma testimonia il passaggio inevitabile dalla presenza all’assenza: in questo istante il corpo esiste ed occupa uno spazio, riflette sé stesso e il paesaggio che lo circonda, ma il tempo lo logorerà, trasformandolo in una fredda ombra rarefatta. 

 

Giacomo Giannantonio compie un processo di liquefazione della materia. La struttura rigida dell’essere umano si frantuma e si restringe riducendosi ad una pelle fluida che aderisce alle superfici di un ambiente domestico familiare. Immagini in loop scorrono su schermi luminosi per registrare il percorso silenzioso di questa sostanza ambigua. 

 

 

Federico Aprile immagina la metamorfosi di un corpo sostenuto e protetto da una struttura di nuove articolazioni. Uno scheletro finora ignoto si manifesta divenendo supporto e dimora di ossatura dall’aspetto mutevole. Sebbene queste nuove creature si presentino con forme semi riconoscibili, la loro visione è destabilizzante: il ricordo 


Titolo: estratto dell'opera  "L'ultimo paesaggio"

Tecnica: cortometraggio

proiettato su isolante termoriflettente
Durata: 5 minuti
Anno: 2019


Site specific: progettata per La Scacchiera,

evento artistico curato da Matteo Messori

nello studio dell'artista stesso.

Reggio Emilia



federico aprile
La fine immaginaria_tufo e travertino_installazione site-specific_Spazio Display, Parma_2018
Federico Aprile